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Quanti sesterzi guardagnava un soldato romano?

sesterzi soldato romano (2)

Roberto Pireddu – Cagliari

L’esercito romano prodotto dalle riforme successive alle guerre civili di Ottaviano è unanimemente riconosciuto come la più grande e organizzata appendice dell’apparato statale del mondo antico. Cerchiamo però di trattare questa materia nella maniera più concreta possibile, ossia in termini di uomini e denaro (in sesterzi).
Chi erano quindi i soldati romani? Essenzialmente due categorie di persone: i cives e i peregrini; i primi dotati di cittadinanza (civitas), i secondi sprovvisti di essa e nel periodo che prendiamo in considerazione, cioè il I sec. d.C., entrambe le categorie prestavano un servizio di lunga ferma su una base di arruolamenti volontari selezionati.
Se consideriamo che fino al 9 d.C. erano in servizio 28 legioni (tre furono poi perdute a Teutoburgo) e che si stima che gli ausiliari fossero circa in numero doppio rispetto ai legionari, stiamo parlando di circa 350.000 uomini permanentemente in armi.

Stando a Svetonio, principale fonte per il periodo preso in considerazione, la remunerazione per le truppe legionarie avveniva in tre tranches annuali, una ogni quattro mesi, e il loro ammontare era già stato raddoppiato da Cesare prima che iniziasse la stagione delle guerre civili. Stiamo parlando quindi di tre stipendia da 300 sesterzi per il semplice fante (le fonti, in realtà, utilizzano diversi conii per indicare i vari pagamenti, ma noi faremo le varie operazioni di cambio e parleremo di soli sesterzi) mentre per gli ufficiali non possiamo essere così precisi.
Per quanto riguarda le truppe ausiliarie dobbiamo spostarci un poco più avanti nel tempo per trovare una fonte sufficientemente precisa: risale infatti al 38 d.C. una tavoletta riportante l’importo della paga di un cavaliere facente parte di un reparto ausiliario stanziato nei pressi di Vindonissa (Svizzera), probabilmente facente parte della cohors VII Raetorum equitata, più che di una ala di cavalleria, visto il tipo di territorio:

Asinio Ce [1]ere, Non[io] co(n)s(ulibus), XI k(alendas) Aug(ustas). S(upra) s(criptus) Clua, eq(ues) Raetor(um) tur(ma) Albi Pudentis, ac(c)epi X(denarios) L [e]t stipendi proximi X(denarios) LXXV
Lett.: Il 22 di Luglio dell’anno in cui erano consoli Asinio Celere e Nonio, io, il sopraccitato Clua, cavaliere dei Reti nello squadrone di Albio Pudente, ho ricevuto 50 denari e altri 75 denari della paga successiva.

Per quanto il documento sia incompleto possiamo essere certi del fatto che si riferisca a un reparto ausiliario in quanto il termine turma non ha alcun utilizzo nei reparti legionari. Vediamo inoltre che il nostro Clua ricevette il secondo stipendium e il terzo in anticipo. Per qualche motivo a Clua fu versato in anticipo un terzo della sua paga annua, questa è forse la prima attestazione di questa pratica, detta debet ex priore ratione, che diventerà molto comune nel II-III secolo. Tale consuetudine, tramite un’altra tavoletta rinvenuta in Egitto, sappiamo avveniva nel caso in cui il miles in questione dovesse spostarsi per necessità di servizio in un distaccamento. Il periodo di servizio poteva durare anche diversi mesi infatti e le probabilità che il soldato non potesse essere all’accampamento principale per il giorno di paga erano piuttosto alte; di conseguenza lo Stato anticipava lo stipendium previsto per il periodo di missione. Non v’è motivo di pensare che questo discorso non possa essere associato anche al caso di Clua.

Vindonissa

Allestimento museale a Vindonissa

Tale accreditamento, conosciuto come depositum, veniva preso in carico da un preciso gruppo di addetti. Tra i soldati più “esperti” risulta una categoria, detta dei librarii, che si occupava della rendicontazione e del portare avanti questo sistema protobancario votato al mantenere i soldati nella condizione di godere allo stesso tempo della propria paga durante il servizio e di accantonare un “deposito” fino al momento del congedo. Le fonti ci mettono a conoscenza dell’esistenza di quattro branche di librarii, tutti appartenenti agli immunes, i soldati esentati dal lavoro pesante: librarii quoque qui docere possunt, horreorum librarii, librari depositorum e librarii caducorum.
La tavola di Vindonissa si rende cruciale quindi per fornirci una visione precisa del trattamento economico dei militari in proporzione anche al grado che questi ricoprivano nel reparto.

Un’altra interessantissima fonte riguarda un veterano delle guerre daciche che, a causa della sua promozione, venne trasferito a servire in un reparto ausiliario: Ti. Claudio Massimo, venne promosso da vexillarius legionis nella Legio VII Claudia Pia Fidelis a duplicarius alae nella Ala II Pannoniorum, passando quindi dal ricevere una volta e mezza la paga di base a vedere raddoppiata tale cifra.

Seguendo quindi la linea tracciata dagli esempi di cui abbiamo parlato, che descrivono un incremento del 50% sulla paga di base per ogni grado di promozione, otteniamo la seguente situazione, sempre descritta in sesterzi annui:

  • le reclute legionarie ricevevano, come abbiamo visto, una paga di base di 900 sesterzi che aumentavano a 1.350 per un sesquiplicarius e a 1.800 per un duplicarius;
  • nella fanteria ausiliaria si partiva invece da una paga di base di 750 sesterzi e si passava per 1.125 e 1.500 per gli stessi gradi;
  • per quanto riguarda la cavalleria delle coorti equitate abbiamo un punto di partenza di 900 sesterzi e si prosegue per i 1.350 fino ai 1.800;
  • per i reparti di sola cavalleria sia ausiliaria, sia legionaria, si registra la medesima scala di pagamenti con una base di 1.050 per i milites, i 1.575 per i sesquiplicarii e i 2.100 per i duplicarii.

Risulta quasi sorprendente la sostanziale parità di trattamento economico tra legionari e ausiliari: 900 sesterzi annui per i primi, 750 circa per i secondi, in un rapporto quindi di 6 a 5, ma risulta ancora più sorprendente l’effettiva parità di trattamento, invece, tra gli equites legionis e gli equites alae, ossia i repari di sola cavalleria.
Per completare il quadro di riferimento del primo secolo, aggiungiamo che l’84 d.C. portò un incremento del 33% sulla paga dei soldati. In tale anno infatti l’imperatore Domiziano decretò che ai militari venisse riconosciuto un quartum stipendium.

sesterzi soldato romano (3)

Prima di essere effettivamente distribuito tra i ranghi ogni stipendium subiva una decurtazione dell’1%, probabilmente come onere di cambiavalute. Del restante, 80 sesterzi (100 dopo l’84 d.C.) venivano decurtati in victum, cioè per il vettovagliamento, da sommarsi con le spese per il vestiario, manutenzione o sostituzione dell’armamento, nonché per l’organizzazione dei Saturnalicia castrenses e la realizzazione e manutenzione delle insegne. A seconda delle necessità, un fante poteva ritrovarsi a dover impegnare anche il 75% della propria paga. Solo il restante 25% veniva infine rendicontato nel depositum come abbiamo visto e rimaneva a sua effettiva disposizione.

Deduciamo quindi che la maggior parte del depositum al momento del congedo era effettivamente costituita dagli eventuali bottini accumulati durante le operazioni belliche.
Parlando però degli ausiliari, allo scadere del periodo di ferma essi trovavano ad attenderli una grande ricompensa: la consegna di un diploma testimoniante il congedo con onore dal servizio (honesta missio) e la concessione da parte dello Stato di un podere, di una pensione e, soprattutto, del riconoscimento della cittadinanza romana a titolo ereditario.

Le letture consigliate:

G. Breccia, I Figli di Marte. L’arte della guerra nell’antica Roma, Mondadori, Milano, 2012.

Y. Le Bohec, L’Esercito Romano: le armi imperiali da Augusto a Caracalla, La Nuova Italia Scientifica, Firenze, 1992.

A.M. Spiedel, Roman Army Pay Scales in “The Journal of Roman Studies”, vol. 82, pp.87-106, 1992.

A.M. Spiedel, The Captor of Decebalus a New Inscription from Philippi in “The Journal of Roman Studies”, vol. 60, pp. 142-153, 1970.

G.R. Watson, The Pay of the Roman Army: Suetonius, Dio and the quartum stipendium in “Historia: Zeitschrift fur Alte Geschichte”, Bd. 5, H. 3, pp. 332-340, 1956.


SVETONIO, De Vita Cesarum, libri I, VIII.

1 thought on “Quanti sesterzi guardagnava un soldato romano?

  • Ho letto con molto interesse l’articolo, sarebbe però interessante riservare un capitolo che illustrasse quale sia il potere di acquisto di questi soldati e rapportarlo magari a qualche professione civile dell’epoca!

    Grazie

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