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“I giorni del potere” di Colleen McCullough: un romanzo storico sulla Roma repubblicana

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Cristina Mombrini, Milano –

Quando parliamo di romanzi storici, è impossibile non pensare subito ad uno dei più famosi, che ha fatto penare generazioni di studenti: I promessi sposi, di Alessandro Manzoni, il cui incipit è impresso a fuoco nella nostra memoria. L’Ottocento è stato un periodo d’oro per il romanzo storico, che conosce fama e grande successo di pubblico; basti pensare ad Alexandre Dumas, con il suo I Tre Moschettieri, oppure al monumentale Guerra e Pace di Lev Tolstoj, entrambi considerati ormai grandi classici.

Negli ultimi anni, però, i romanzi storici si sono suddivisi grosso modo in due categorie: gli pseudo harmony dove è sempre presente un nobile cattivo che cerca di attentare alla virtù della bella protagonista, ed il massimo dell’ambientazione storica è costituito da un castello che s’intravede in lontananza in copertina, ed i libri per uomini duri e puri, dove un soldato dal passato tormentato, la cui famiglia di solito è stata brutalmente sterminata in circostanze tragiche, deve combattere contro i poteri forti per proteggere la propria patria. I giorni del potere, fortunatamente, non rientra in nessuna di queste categorie.

Scritto dall’australiana Colleen McCullough, già autrice del famoso Uccelli di rovo, e pubblicato nel 1990, I giorni del potere è il primo di una serie di sette libri che esplora la storia romana dalla fine del II secolo a.C. fino all’avvento del principato.

 

 

Il libro si apre con un’indicazione temporale precisa: siamo nel 110 a.C., sotto il consolato di Marco Minucio Rufo e Spurio Postumio Albino; le guerre puniche si sono concluse da circa trent’anni, e Cesare non nascerà prima di dieci anni. Roma è ancora una res publica in espansione, che inizia ad estendere la propria influenza sulle coste del mediterraneo, ma non ha ancora raggiunto la sua dimensione massima. Gli esponenti delle antiche famiglie aristocratiche cercano di mantenere la propria supremazia nell’arena politica, mentre sempre più uomini nuovi, ovvero coloro che non possono vantare degli antenati che abbiano ricoperto cariche pubbliche, si fanno strada in Senato.

Sebbene sia un romanzo corale, due protagonisti emergono sulla scena: Caio Mario e Lucio Cornelio Silla, due uomini diversissimi, accumunati però da un’inarrestabile ambizione. Il primo è infatti un homo novus proveniente da Arpino (che in seguito diventerà famosa per aver dato i natali a Cicerone): comandante e stratega militare brillante, arricchitosi grazie alla carica di governatore della Spagna Ulteriore, possiede miniere e terreni in abbondanza, ma manca totalmente dell’auctoritas tanto cara ai veri romani, che lo considerano un campagnolo fuori posto. Silla, invece, è un rampollo della nobilissima gens Cornelia, ma il padre alcolizzato ha sperperato i loro pochi averi prima di morire, lasciandolo in condizioni di totale indigenza: a trent’anni non ha ancora ricoperto nessuna carica pubblica, non potendo nemmeno permettersi di entrare nell’ordine dei cavalieri, e trascorre la sua esistenza tra lavoretti temporanei ed attori comici.

 

Caio Mario

Lucio Cornelio Silla

 

Le loro sorti s’intrecciano nella casa di Caio Giulio Cesare, pater familias di un ramo impoverito della nobile gens Giulia: Caio Mario sposa infatti Giulia, la prima figlia femmina della famiglia, e grazie all’influenza del suo nome riesce a farsi strada in Senato, mentre Silla, dopo aver ereditato una grossa somma di denaro, sposa Iulilla, la figlia minore.

Le oltre 800 pagine del libro sono dense di avvenimenti e personaggi, e coprono un arco temporale di undici anni: seguiamo Mario mentre raggiunge l’agognato consolato, Silla che finalmente accede all’ordine senatorio, la guerra giugurtina, i dibattimenti in Senato, le battaglie contro i Germani, ma anche la vita quotidiana nelle domus e nelle insulae di Roma. La ricostruzione storica è perfetta in ogni più piccolo dettaglio, dalle strade della città ai riti religiosi, frutto chiaramente di un lungo studio; dove gli storici si fermano, non potendo dare certezze, la McCullough colora con tinte vivissime i personaggi, rendendoli vibranti nelle loro lotte e passioni.

 

“<<I natali di un uomo sono solo un accidente! – ribatté Mario con pari veemenza – Perché mai dovrebbero imporre il corso di una vita?>>
<<E perché dovrebbe stabilirlo il denaro?>> fece di rimando Cesare.”

 

Questo breve dialogo tra Mario ed il suocero riassume bene alcuni dei temi più importanti del libro: contano di più la famiglia di nascita e la posizione economica di un uomo, oppure il suo merito? Il diritto di nascita per cui un rampollo di una famiglia nobile doveva automaticamente ottenere le massime cariche dello stato era davvero infallibile? Un esempio lampante di questo scontro è la battaglia di Arausio, combattuta tra romani e popoli germanici nell’ottobre del 105 a.C.: il proconsole della Gallia Quinto Servilio Cepione, esponente dell’aristocrazia, si rifiuta di cedere il comando al console in carica Gneo Manlio Massimo, homo novus, ed i due eserciti si trovano sui lati opposti del fiume Rodano. Il risultato è una sconfitta disastrosa per i romani, che perdono circa 80 mila uomini. La McCullough ricostruisce con dolorosa precisione lo scontro di potere tra i due uomini, ma soprattutto le conseguenze devastanti della disfatta, il trauma terribile dei sopravvissuti, ed il lungo, commovente discorso di Mario in Senato. Il titolo inglese – The first man in Rome – rende perfettamente l’angoscia di questo periodo: dopo la fine del predominio degli Scipioni, chi sarebbe stato il primo uomo di Roma, colui che avrebbe guidato la città in questa delicata fase? Sarà ancora una volta un esponente dell’aristocrazia, o l’antico sangue sta per essere soppiantato dagli uomini nuovi?

 

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Il libro sembra chiudersi con un lieto fine: il pericolo dei Germani è stato scongiurato ancora una volta, e a Roma è tornata finalmente la pace, dopo un periodo burrascoso causato dalle elezioni. Mario è ormai parte integrante dell’ordine senatorio, accettato come comandante militare e politico. Eppure, i lettori più attenti avranno senza dubbio notato i semi sapientemente piantati dalla McCullough: Silla, dopo un lungo apprendistato, è pronto ad aspirare alle cariche più elevate e uscire dall’ombra di Mario, la situazione con gli alleati italici è quasi giunta al punto di rottura, e la personalizzazione dell’esercito avviata da Mario rischia di diventare un’arma a doppio taglio nelle mani di comandanti spregiudicati.

Alla fine del libro, nonostante la soddisfazione per il viaggio intrapreso, è impossibile non essere curiosi di scoprire cosa succederà (cosa successe, in realtà!) ai personaggi che abbiamo seguito così a lungo. Ma per fortuna, siamo solo al primo libro della serie…

 

Colleen McCullough
I giorni del potere
Milano, BUR, 2013
pp. 886