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Harald Hardrada: profilo di un grande avventuriero vichingo

Lorenzo Domenis, Verona

I Vichinghi hanno indubbiamente cambiato il volto dell’Europa medievale, sia a livello politico, creando nuove compagini e regni, sia a livello culturale, gli echi del mondo scandinavo si sentono ancora oggi anche in maniera piuttosto netta.
Gli uomini del Nord, noti anche appunto come Normanni, si spinsero un po’ ovunque nel Vecchio Continente, animati dallo spirito di conquista e dal desiderio di ottenere gloria, potere e ricchezza.
L’archetipo del vichingo ideale potrebbe essere incarnato da un uomo, il quale ebbe una vita degna di una saga epica, il suo nome è Harald Hardrada.

La storia di Harald Sigurdsson, questo il suo vero nome, inizia nel 1015/16 a Ringerike, un piccolo villaggio della Norvegia posto nella contea di Buskerud, un regno locale di modeste dimensioni agitato da lotte dinastiche interne.
Dopo una serie di conflitti e scontri, a cui il giovane Harald che aveva soli 15 anni partecipò attivamente, e un mese di convalescenza per le gravi ferite ricevute in battaglia, Hardrada e un piccolo contingente di svedesi a lui fedeli decisero di abbandonare il regno di Buskerud, dove vi erano ormai solo nemici.
Il gruppo aveva due opzioni: andare verso Ovest spingendosi verso l’Inghilterra anglo-sassone oppure la Normadia; dirigersi verso Est percorrendo i grandi fiumi Dnjepr e Volga fino al principato di Kiev, noto come Rus’.
Harald scelse la seconda opzione, si recò nell’attuale Ucraina e qui guadagnò subito la fiducia del principe locale, dimostrandosi un brillante e valoroso combattente durante le campagne che il principe Jaroslav condusse con i Ciudi estoni, i Peceneghi e altri popoli delle steppe.
Harald tuttavia non si sarebbe fermato alla Rus’, il suo sguardo era rivolto già altrove.

L’intraprendente vichingo decise infatti di dirigersi verso la città più importante del mondo: la capitale dell’impero bizantino, ossia Costantinopoli.
Gli imperatori bizantini, da diverso tempo, arruolavano reparti di Vichinghi per formare una sorta di guardia del corpo o reparto speciale, tali unità venivano chiamate guardie variaghe.
Basilio II, grande condottiero nonché sovrano vittorioso, ufficializzò le guardie variaghe, trasformandole da un reparto mercenario in una unità stabile e temuta.
Harald colse l’occasione al volo, entrò a far parte dei variaghi e ne divenne la figura più rappresentativa, anche grazie alla sua imponenza fisica: le fonti ci riferiscono che fosse alto quasi due metri; insomma un colosso che coniugava potenza fisica a un vivace e dinamico intelletto.
Harald e i suoi parteciparono ad alcune battaglie navali,nel quadro di una operazione organizzata dall’imperatore Michele IV per assumere il controllo della coste siciliane.
Hardrada combatté anche contro i temuti Peceneghi e condusse anche un’incursione, nel 1035, nella Mesopotamia araba risalendo il fiume Eufrate. Tale raid fruttò la conquista di varie fortezze arabe, all’incirca otto, e garantì al prode Harald un posto d’onore durante le trattative con il califfo fatimide Al-Mustanasir Bi-llah che si conclusero con una pace trentennale.

Le fatiche di Harald erano lungi dal concludersi, egli infatti tra il 1038 e il 1040 fu impegnato in Italia del Sud durante la campagna che Michele IV aveva organizzato con l’obiettivo di riconquistare la Sicilia.
La spedizione non fu particolarmente fortunata. Nel 1041 i Bizantini subirono due sconfitte piuttosto nette dove vari uomini dei variaghi di Harald persero la vita; lui però ne uscì incolume, ottenendo persino una promozione. Venne infatti nominato manglavitis ossia uno dei gradi superiori dell’esercito bizantino, per il valore dimostrato sul campo di battaglia.
Questa promozione lo mise sotto le dirette dipendenze del sovrano. L’instancabile Michele IV lo schierò nuovamente su un altro fronte, la Bulgaria dove era in corso una ribellione. I variaghi, come sempre, si distinsero per i loro valore e per l’efficacia in battaglia.
L’avventura orientale di Harald però stava per giungere al termine. Michele IV, ormai provato da anni di campagne, morì lasciando il trono al nipote Michele V il quale non aveva particolare stima per i variaghi.
Alcuni fonti, in verità poco attendibili, ci riferiscono che Harald avrebbe chiesto la mano di una nipote dell’imperatrice, causando l’ira della corte che lo allontanò da Costantinopoli.
Fatto sta che Harald finì in prigione, probabilmente perché Michele V temeva che fosse rimasto leale al precedente imperatore e che quindi rappresentasse una minaccia.
L’intrepido vichingo riuscì a fuggire di prigione. Riuscì anche a sottrarsi dalla stretta dell’imperatrice Zoe, che intendeva trattenerlo con la forza a Bisanzio, fuggendo in maniera piuttosto rocambolesca via mare attraversando in qualche modo la celebre catena che bloccava il Corno d’Oro.

Ancora una volta, Harald dovette ricominciare e salpare verso una nuova avventura. Questa però partiva su solide basi: le ricchezze accumulate durante il periodo bizantino.
Tornato nella Rus’ di Kiev, Jaroslav gli concesse in sposa la figlia. Tuttavia Harald stava volgendo il suo sguardo verso nord, verso la sua patria: la Norvegia.
Ormai conosciuto “internazionalmente” come Hardrada, termine che deriva dall’antico norreno traducibile in “lo Spietato”, tentò di conquistare la sua terra  natale e intraprese un aspro conflitto contro il potente regno di Danimarca.
Durante questa guerra tutta vichinga, Harald sfoggiò una nave ammiraglia di grandi dimensioni, con ben trentacinque ordini di remi per lato che gli permise di sconfiggere ben 70 imbarcazioni nemiche.
La guerra tuttavia risultò dura e complessa, l’attenzione di Harald si spostò quindi verso un’altra regione: l’Inghilterra anglo-sassone.

Nel 1066 era infatti deceduto il re Edoardo, noto come il Confessore, lasciando l’Inghilterra senza un erede al trono e in balia di vari pretendenti. Il Grande Consiglio nominò come successore Aroldo Godwinson, duca del Wessex, ossia l’uomo più influente dell’isola d’Albione.
Il potere di Aroldo tuttavia non era così solido, e ciò causò l’entrata in scena di un altro pretendente al trono: Guglielmo di Normandia, in seguito noto come il Conquistatore.
E Harald? Grazie ad un cavillo dinastico legato all’eredità di un sovrano norvegese, rivendicò il trono guidando una spedizione, in realtà una sorta di migrazione, verso l’Inghilterra raccogliendo nuovi uomini in Scozia, Irlanda, Faer Oer e in altre isole locali.
Raggiunti ormai i 50 anni di età, Harald aveva ancora un aspetto fiero e una fama di guerriero vittorioso; sbarcato in Northumbria riuscì ad avere ragione delle forze anglo-sassoni sia sul mare che sulla terra ferma.
Harald mosse quindi verso l’importante città di York, percorrendo 290 km in appena quattro giorni. Qui si svolse l’atto finale dell’avventurosa vita del grande Hardrada: la battaglia di Stamford Bridge del 1066.
I sassoni schierarono una forza di notevoli dimensioni, tra cui comparivano anche i celebri huscarles, truppe scelte al servizio diretto del re. Lo scontro fu violento e molto intenso e Harald cadde trafitto da una freccia che lo colpì al collo.
Aroldo riuscì a vincere, tuttavia il suo esercito ne uscì indebolito tanto da perdere la successiva battaglia di Hastings contro i Normanni di Gugliemo.

Harald Hardrada si presenta dunque come una figura quasi eroica, l’incarnazione del vichingo dell’XI secolo e della loro influenza su tutto il continente europeo: dalla Scandinavia all’attuale Ucraina, da Bisanzio alla Sicilia fino alle terre anglosassoni.

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