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Buona lettura – Tre madri – F. Serafini

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Paolo Perantoni – Verona

Partiamo col dire che si tratta di un doppio esordio: Tre madri è il primo romanzo di Francesca Serafini, allieva di Serianni e già autrice di sceneggiatura (Non essere cattivo con Giordano Meacci), saggistica (Questo è il punto, Laterza 2012) e memoire (Lui, io, noi, Einaudi 2018 con Dori Ghezzi e ancora Meacci). Siamo dinanzi anche all’esordio di una nuova commissariA, Lisa Mancini, che si affaccia sulla scena gialla italiana con un curriculum da enfant prodige ma con alcuni lati oscuri.

Tutto il romanzo si basa sulla teoria di Brandt del “tre più uno”, ovvero di come a un nucleo simile di tre (come le tre madri o i tre moschettieri) serva un quarto dissimile (Lisa o D’Artagnan) per dare unità e senso al terzetto. Le tre madri e Lisa sono quindi le vere protagoniste in positivo del romanzo, a cui si contrappongono figure di padri più o meno negative (a cui non sfugge nemmeno il padre putativo Bernardo).

Ma Tre madri è anche il titolo di una famose canzone di De Andrè – che racconta l’incontro tra Maria e le altre due madri dei crocifissi – e di cui come abbiamo visto sopra la Serafini è esperta.

Menzione particolare allo stile; si è già detto che Serafini nasce linguista, la sua attenzione alla lingua è quindi ben alta. Nel romanzo si registrano “digressioni” linguistiche di alto livello che ricordano – senza però raggiungerle – quelle dell’amico Meacci (cfr. Il cinghiale che uccise Liberty Valance, MinimumFax 2016).

Insomma un romanzo sui generis che rispecchia le passioni dell’autrice, un possibile filone aperto, ma soprattutto una buona novità nel panorama denso, ma anche un po’ sterile per stile e per idee, del giallo nostrano.

Francesca Serafini

Tre madri

La Nave di Teseo, Milano, 2021