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Dai metalli alle criptovalute: breve storia della moneta

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Guido Gallico, Milano –

Ripercorrere la storia della moneta significa rivivere l’evoluzione del primo strumento finanziario capace di essere accettato e riconosciuto dalle masse, attraendo e veicolando la loro fiducia verso i metalli prima, le istituzioni finanziarie ed i mercati poi. Cosi, quando nel VI secolo a.C. Re Creso di Lidia fece coniare la prima moneta metallica partendo da una lega di oro e argento, si compì una rivoluzione silenziosa destinata a cambiare per sempre – o almeno sino ad ora – la storia dell’umanità e dei rapporti commerciali.

Alle origini dell’economia le prime comunità iniziarono a dar vita ad un sistema di scambi per lo più bilaterali, ed il metodo utilizzato per gestirli era costituito dal baratto. Il modello cosi strutturato prende il nome di economia naturale, ed è fondato sullo scambio di merci differenti tra due o più soggetti in funzione del vantaggio che ciascun bene può apportare alla controparte.

Il successo dell’economia naturale è condizionato dal verificarsi di tre condizioni: contemporanea necessità dei rispettivi beni da parte dei due soggetti, presenza di quantità sufficienti per produrre lo scambio e capacità di equiparare i valori di due beni differenti. Lo sviluppo delle comunità rese il baratto uno strumento sempre meno efficace, manifestando dunque tra gli uomini l’esigenza di individuare un mezzo di pagamento differente dalla merce capace di agevolare gli scambi di realtà sempre più complesse.

Il passaggio dall’economia naturale all’economia monetaria ebbe luogo in Lidia, un’antica regione storica situata in Asia Minore occidentale, nelle odierne provincie turche di Manisa e Smirne. Qui, nel VII secolo a.C., Re Creso coniò la prima moneta a partire da una lega di oro e argento: l’Elettro.

 

Elettro di Creso

 

La moneta metallica consentì di superare i limiti del baratto, essendo uno strumento versatile e capace di assolvere contemporaneamente a tre funzioni: mezzo di pagamento, in quanto strumento valutabile e divisibile; unità di conto prezzando ogni merce in funzione delle unità di valuta necessaria per acquistarla, ed in fine riserva di valore poiché capace di trasferire la ricchezza nel tempo mantenendo intatte le proprie caratteristiche. Ma come definire il valore della moneta, e come avere certezza che questo valore venga universalmente riconosciuto? Semplicemente attraverso due elementi tanto intuitivi quanto fondamentali: il valore intrinseco e la fiducia.

Il valore intrinseco corrisponde alla quantità di metallo prezioso impiegato per coniare la moneta, e questa corrispondenza fungeva da garanzia per le controparti dello scambio. La fiducia, invece, consiste nell’aspettativa positiva che il valore del metallo contenuto nella moneta (valore intrinseco) sia pari al valore attribuito alla moneta stessa dal mercato (valore nominale, o valore estrinseco).

Dal VII secolo a.C. fino al Medioevo il modello monetario si è retto sul sistema monometallico, mediante monete composte da un singolo metallo (oro, argento, rame). In questo modo valore intrinseco e valore nominale risultavano perfettamente equivalenti. Durante l’alto Medioevo le istituzioni deputate al conio iniziarono a produrre monete mescolando ai metalli preziosi quantitativi sempre maggiori di metalli non preziosi, pur fissandone il valore nominale come  fossero interamente costituite da metalli preziosi. Questo passaggio al sistema bimetallico ha comportato il progressivo distacco tra valore intrinseco e valore nominale della moneta (valore di scambio).

Il sistema il sistema bimetallico entrò in crisi nel corso del basso Medioevo, a causa di numerosi fattori quali le difficoltà nell’estrazione di metalli preziosi sufficienti e gli alti costi connessi al trasporto di ingenti quantitativi di moneta. Per far fronte a tali criticità si procedette con la smaterializzazione della moneta, ovvero con la creazione di moneta cartacea (banconota). Le prime banconote, dette “note di banco” e realizzate dal XIV secolo, venivano rilasciate dai banchieri a fronte dell’oro depositato dal detentore presso la banca.

 

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La prima banconota europea, emessa dal Banco di Stoccolma nel 1666

 

La moneta cartacea consisteva in un documento che garantisse il diritto al detentore di ritirare in qualsiasi momento tale quantità di oro. Il valore nominale era quindi pari al valore intrinseco del metallo prezioso depositato e la banconota, una volta emessa, veniva liberamente scambiata ed accettata secondo il valore nominale indicato sulla stessa.

Con il passare dei secoli, attraverso la concessione di finanziamenti, gli istituti creditizi stamparono sempre più banconote senza che queste fossero coperte da depositi aurei, forti della sempre più rara possibilità che i detentori di oro ne esigessero il rimborso. Il metallo prezioso si trasformò cosi da controvalore delle banconote a riserva aurea delle banche. Ciò si tradusse a partire dal XVIII secolo nella nascita del Sistema Aureo, o Gold Standard.

Con il Sistema Aureo, adottato dapprima nel Regno Unito ed in seguito dalle altre grandi Nazioni mondiali, la moneta cartacea risultava sempre convertibile in oro sulla base di un rapporto di cambio fisso garantito dalle Banche Centrali Nazionali. In questo modo non era più possibile procedere con la stampa di nuova moneta se non adeguatamente coperta da riserve auree.

La crescita dell’economia venne cosi limitata dalla disponibilità di risorse auree ed il sistema del Gold Standard entrò in crisi agli inizi del XX secolo, mostrando tutti i suoi limiti durante la Prima Guerra Mondiale. La situazione eccezionale da fronteggiare rese impossibile l’affidamento esclusivo al meccanismo del Gold Standard, imponendo frequenti deroghe alle coperture.

Il Sistema Aureo si avviò cosi verso un declino che durò per circa un trentennio, sin quando nel 1944 le grandi potenze alleate si riunirono a Bretton Woods (USA) e diedero vita ad un nuovo ordine monetario: il Gold Exchange Standard. Questo sistema si fondava su uno schema di cambi fissi tra valute, tutte agganciate al dollaro statunitense, il quale era l’unica moneta a sua volta garantita in termini di contenuto aureo.  In questo modo, escluso il dollaro statunitense, il valore nominale delle altre valute veniva quasi completamente sganciato dal valore intrinseco del metallo prezioso.

 

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La conferenza di Bretton Woods nel 1944

 

Il sistema del Gold Exchange Standard entrò presto in crisi. Gli USA, impossibilitati a garantire la convertibilità della loro moneta in metallo prezioso in seguito alle difficoltà economiche ed alle pressanti richieste di conversione, furono costretti a dichiarare nel 1971 il dollaro inconvertibile in oro. Questa decisione segnò la fine del sistema monetario legato al valore delle riserve auree, consegnando alla fiducia verso i mercati, e verso le economie nazionali, un ruolo determinante nel prezzare il valore di una moneta.

Il sistema uscito dalla crisi monetaria del 1971, definito dei cambi fluttuanti, permane sino ad oggi ed il valore di una moneta (nazionale come il dollaro, o sovranazionale come l’euro) dipende dalle economie degli Stati (o organizzazioni) di emissione e dalla fiducia che il mercato ripone verso questi. Si è giunti cosi alla completa smaterializzazione della moneta, ed è proprio in questo contesto che nel 2009 è nata una nuova tipologia di valuta: la criptovaluta.

La criptovaluta consiste in una moneta digitale, completamente decentralizzata (non emessa da Banche Centrali bensì da computer privati) e fondata sulla crittografia per completare transazioni e produrre moneta. L’identità del creatore della criptovaluta è tutt’oggi sconosciuta. Le criptovalute, rispetto alle valute tradizionali, non hanno alcun tipo di economia sottostante. Il loro valore è dovuto esclusivamente alla fiducia che il mercato riserva nei confronti di tale strumento, sottoposto cosi a straordinarie oscillazioni.

 

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La storia della moneta è dunque la storia di un’invenzione destinata a stravolgere l’organizzazione economica delle società. È l’evoluzione di uno strumento inizialmente tangibile e quantificabile, successivamente perfezionato per adattarsi allo sviluppo economico ed alle mutevoli esigenze di coloro che ne usufruiscono. Questa evoluzione si è tradotta nella smaterializzazione della moneta e nel trionfo della fiducia come vero elemento fondante del sistema monetario.

È difficile ipotizzare se in futuro questo strumento sia destinato a permanere, proseguendo il suo allontanamento dall’economia reale verso gli spazi incerti dell’economia digitale. L’unica certezza resta il ruolo della fiducia come colonna portante del sistema monetario. La moneta resisterà come mezzo di pagamento solo fin quando la fiducia delle masse nei mercati, nelle istituzioni e nella moneta stessa riuscirà a non essere inghiottita dall’incertezza caratterizzante i nostri tempi, tanto progrediti quanto estremamente fragili.

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